Una cosa non facile / Una serratura
Questa è la serratura della porta della cantina della casa dove sono cresciuto.
A casa mia – tra sorelle, fratelli e genitori – eravamo dieci, un numero che raddoppiava considerando parenti e amici. La casa era bellissima, ma davvero molto piccola. Nemmeno cento metri quadrati. Ci si divertiva un sacco, ma non c’era modo di isolarsi, di avere un momento e un posto per pensare ai fatti propri. Così avevo preso l’abitudine di andare in cantina, ci passavo pomeriggi interi. Piano piano l’ho svuotata del casino che c’era e l’ho trasformata nel mio studio privato, privatissimo, off-limits per tutti. È in quella cantina che ho cominciato a investigare su chi fossi e a viaggiare dentro me stesso allo scoperto di quello che ancora non ero. Ho cominciato a scrivere poesie (orrende) sperimentare e fare pastrocchi con colori e materiali e soprattutto a costruire macchine assurde, ispirate dalle macchine inutili di Bruno Munari.
Quella cantina è stata il ventre, in cui è nato e si è sviluppato il Lorenzo che sono oggi. È un posto che mi ha protetto, cresciuto e insegnato molto; e per questo voglio bene a quella cantina e le sarò grato per tutta la vita. Soprattutto per una cosa: la sua porta. Vi spiego. La cantina era in un seminterrato, un posto umidissimo, tanto umido che il legno della porta si gonfiava e sgonfiava a seconda del microclima malsano di quel mondo quasi sottoterra. Ovviamente la porta non dava preavvisi sui suoi rigonfiamenti e sgonfiamenti. E se non era il legno della porta, era la serratura difettosa che faceva girare a vuoto la chiave a darmi problemi. Morale: mi capitava spesso di rimanere bloccato all’interno e per ore non c’era verso di uscire. Le pensavo tutte su come aprire quella cavolo di porta, me le inventavo di ogni. La odiavo quella porta, si è presa dei calci… Ma poi ho capito, molto più tardi, che invece avrei dovuto ringraziarla la porta e non malmenarla.
L’ho capito dopo aver letto una frase di Ludwig Wittgenstein. Diceva più o meno così: “Un uomo è prigioniero in una stanza se la porta non è sbarrata e si apre dall’interno, e se a lui non viene in mente che anziché’ spingere bisogna tirare…”
Ecco diciamo che la porta di quella cantina mi ha insegnato a farmi “venire in mente di tirare”, la passione per la ricerca di soluzioni, a non arrendersi facilmente al primo ostacolo, a forzarmi di pensare in modo laterale.
I miei primi castelli in aria hanno le fondamenta poggiate in quella cantina.
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