Una cosa un po’ delicata /Una spilla da balia
Per circa quindici anni ho lavorato in dipartimenti creativi di agenzie di pubblicità. In quel mondo, in cui non mi sono mai sentito a mio agio, c’ero entrato giovanissimo e per tutto il tempo in cui l’ho frequentato non facevo che pensare continuamente a una sola cosa: come uscirne. Non mi piaceva quasi niente di quel mondo, e paradossalmente meno mi piaceva più mi veniva bene, e quindi anche più difficile uscirne. Ho scoperto sulla mia pelle che quando non ti piace qualcosa tendi a cercare di non farla e se proprio la devi fare cerchi perlomeno di farla diversamente. Ecco, il mio successo in pubblicità, paradossalmente, è dovuto proprio al mio odio per la pubblicità. Il fatto che non mi piacesse mi ha costretto a pensare altri modi di farla e a pensare in modo originale. Un po’ come quando mi trovavo a che fare con la porta della mia cantina.
Ma, come per la porta, sento un debito di riconoscenza per la pubblicità. Mi ha fatto viaggiare, guadagnare soldi, e soprattutto conoscere un sacco di persone interessanti.
Il regista Spike Jonze è sicuramente una di queste. Uno dei pochi con cui ho avuto un rapporto molto più profondo di quelli che solitamente si ha con un collega di lavoro. Se non un amico, è sicuramente una persona cui sono molto legato.
Un po’ di anni fa Spike fece un film che s’intitolava LEI. Non so se ve lo ricordate. Il film si svolge in un futuro non lontano, in cui la vita della gente è regolata da dispositivi e sistemi operativi basati sull’intelligenza artificiale. Il protagonista Theodore (Joaquim Phoenix) affascinato da una pubblicità che vede per strada, si compra uno di questi dispositivi vocali tascabili che si adattano alle esigenze dell’utente. Il dispositivo ha una voce femminile, una certa Samantha, cioè LEI. Il film racconta la loro storia, la loro relazione.
Una delle cose più belle seconde me di quel film è all’apparenza una cosa insignificante: la spilla da balia che Theodore mette sulla tasca del suo giaccone per permettere alla videocamera del dispositivo di Samantha, di non affondare nella tasca e quindi di vedere la città durante le passeggiate di Theodore.
La mia sensazione è che quella spilla rappresenta una cosa che sta scomparendo dalle nostre relazioni, dalle nostre idee, dalle nostre vite: la sensibilità.
Ecco, allora un giorno ho chiamato il mio amico KK, il set designer di Spike Jonze, e gli ho chiesto se mi potesse mandare una delle spille utilizzate sul set. L’ho messa anch’o sulla tasca del mio giaccone, non per far vedere il mondo a un dispositivo dotato di intelligenza artificiale, ma per ricordare a me a chi me lo chiede di ricordarsi questa cosa meravigliosa e rara che è la sensibilità.
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