Una cosa dell’altro mondo /Due parole belle
Sono sempre stato affascinato da chi colleziona cose. Non tanto dalle loro collezioni, ma proprio da loro, i collezionisti. Gente stranissima, se ci pensate. Io ci ho provato a collezionare cose – monete straniere, tappi di bottiglie, carte intestate di alberghi – ma non ho la mentalità del collezionista. Cominciavo, ma poi mi fermavo prima che riuscissero a diventare qualcosa di interessante che valesse la pena proseguire. Me ne sono rimaste solo due collezioni: una che si chiama “parole che mi piacciono”e un’altra di “abbraccidati e ricevuti”.
Della mia collezione di parole che mi piacciono, ne ho portate due: “deuteroscopia” e “iperuranio”. Deuteroscopia, altrimenti detta seconda vista. Una specie di seconda occhiata alle cose. Una facoltà che si sta atrofizzando nella nostra società. Non diamo più seconde occhiate, non ne abbiamo il tempo, c’è così tanto da vedere. E così finiamo per non vedere niente o vedere solo quello che le cose sono e non quello che potrebbero essere. O, ed è ancora più grave, vediamo solo le cose che si possono vedere. Non diamo abbastanza attenzione alle cose invisibili.
L’altra parola è Iperuranio. È un luogo non fisico ma metafisico, spirituale, posto al di là della volta celeste, e dunque oltre il cielo. Secondo Platone era lì che si trovano sia le idee ideali, sia le nostre anime prima che nasciamo. Compito delle anime è quello di contemplare le idee che – a seconda del tempo e della profondità di quella contemplazione – diventeranno una volta nel mondo terreno persone belle o persone brute.
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