La macchina da scrivere Olivetti Valentina, le vocazioni
Da piccolina avevo deciso che avrei fatto la scrittrice. Ho rotto talmente tanto ai miei genitori che alla fine me l’hanno regalata. Avevo nove, forse dieci anni. Quando è arrivata, con la sua custodia meravigliosa, ho deciso che ero ufficialmente una scrittrice.
All’epoca non pensavamo che fosse un oggetto di design. Era semplicemente bella. Negli anni mi sono trasferita da un continente all’altro, ho cambiato vita più volte, ma la Valentina l’ho sempre portata con me. In qualche parte del mio cervello sapevo che significava qualcosa.
Poi per anni non ho più scritto. La scrittura è tornata adesso. Prima con La rivoluzione comincia dal tuo armadio, poi con la mia biografia, che uscirà tra un anno. Ho iniziato a scrivere dopo che a mia zia è stato diagnosticato l’Alzheimer. Ho pensato: devo scrivere quello che mi ricordo prima di diventare rimbambita. Farlo “before I go gaga”.
Rudolf Steiner dice che scrivere la propria biografia è l’atto di guarigione più importante che un’anima possa fare in una vita. Io l’ho fatto. Senza sapere se avrei pubblicato o no. Per mettere in salvo le mie storie finché ho ancora i miei “marbles”.
La Valentina oggi non la uso. Scrivo al computer. Ma lei è lì. È la prova che quella vocazione l’avevo già sentita da bambina. E che certe cose tornano quando è il momento giusto.
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