Il cordone ombelicale
Abbiamo scelto una pratica che si chiama Lotus Birth: il cordone rimane attaccato alla placenta e si stacca da solo, naturalmente. Tre giorni dopo si è seccato ed è caduto. Noi ne abbiamo conservato un pezzettino.È un oggetto piccolo, organico, quasi invisibile.
Un bastoncino secco, leggero. Eppure è l’oggetto più potente di tutti.
È un pezzo del cordone ombelicale di mia figlia Frida.
Il parto, se ci penso, è probabilmente l’atto creativo più gigantesco che esista. Come umanità non facciamo nulla di più radicale di questo: generare vita. Quando Frida è nata, pochi minuti dopo, l’ostetrica ha chiesto chi avrebbe tagliato il cordone. Io ho risposto: nessuno.
Non lo si taglia.
Il cordone resta. Attraversa.
Questo oggetto racconta la nascita, certo. Ma racconta anche qualcos’altro: un’altra via.
Nella mia vita ho spesso cercato un modo diverso di fare le cose. Non per ribellione, ma per necessità. Questo gesto è stato un altro modo di attraversare un passaggio. Un altro modo di stare in mezzo.
Il cordone, in fondo, è un ponte.
E io, da sempre, mi muovo sui ponti.
Cosa ti ha portato, fin da bambino, a cercare un’altra strada?
Ho capito abbastanza presto cosa non volevo fare. Non sapevo ancora cosa volevo, ma dicevo no. E quel no, piano piano, ha aperto uno spazio.
Gli altri oggetti di Andrea Loreni
