La copertina dei bimbi e la foto di famiglia
Questi sono due oggetti diversi, ma per me parlano della stessa cosa.
La copertina dei bambini è quella della clinica Santa Maria. L’ho rubata. È quella in cui mettono dentro i neonati appena nati. Ce l’ho ancora.
La foto di famiglia invece racconta quello che è arrivato dopo.
Per me l’unico vero scopo di essere su questa terra era diventare madre. Negli anni della moda, delle sfilate, delle feste, io ero sola come un cane. Avevo trent’anni, l’orologio ticchettava, e io volevo dei figli. Punto.
Abitavo in una casa in via Viganò, con un cortile e una madonnina con le lucine. Tornavo la sera tardi, portavo giù il cane, e pregavo: “Ti prego mandami un uomo buono, carino, che mi voglia bene e che voglia fare famiglia con me”. Per tre anni.
Poi è arrivato. E quando è arrivato, ho fatto tutto in cinque anni. Tre figli come una piccola squadra di calcio. L’ultimo l’ho fatto a quarant’anni suonati.
Questa copertina e questa foto raccontano una cosa semplice e gigantesca: una famiglia costruita con ostinazione, desiderio e una buona dose di incoscienza.
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