L’orologio che non c’è
Non c’è.
E non perché sia rimasto a casa: è proprio sparito.
Era un orologio che mi aveva regalato mio padre. Aveva inciso sopra “AL”, le mie iniziali. L’ho perso, come mi capita spesso con gli oggetti. Li dimentico in giro, li lascio andare, a volte smettono semplicemente di accompagnarmi senza che me ne accorga davvero.
Per un periodo quell’orologio non mi interessava. Ora invece lo vorrei, ma non ce l’ho più. E questa cosa dice molto del mio rapporto con gli oggetti: non sono mai stati ancore stabili. Passano, scivolano via, si allontanano. A volte tornano a mancarmi solo quando non ci sono più.
Questo è un oggetto assente.
Un oggetto fantasma.
E forse è giusto che il primo oggetto sia proprio questo: qualcosa che non c’è più. Perché non tutti gli oggetti restano. Non tutto ciò che conta è presente. Alcune cose attraversano la nostra vita e poi scompaiono, lasciando una traccia più mentale che materiale.
Anche l’assenza, a volte, racconta esattamente quello che serve.
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