L'olio
Questo è un olio fatto in Sardegna, dopo uno spettacolo che avevo portato in un festival che si chiamava Festival del Respiro. Lo spettacolo si chiamava Brutale Esplosione. Dopo la pratica si andava in questo posto, era la notte di San Giovanni, stendevano i fiori. Avevo scelto l’olio e l’avevo messo lì.
Abbiamo deciso di portare l’olio perché la dimensione del corpo, nella mia vita più che nel mio lavoro, ha assunto tantissime forme. Io sono una coreografa, ho iniziato a fare danza quando ero piccola, avevo sei anni. C’è sempre stata questa necessità di stare nel mondo come corpo. Questa sensazione di essere corpo, con tutte le conseguenze del caso, è sempre stata molto presente.
All’università uno degli esami che mi aveva scioccato di più era sociologia del corpo: sembrava descrivere la mia vita. La danza, quindi, è stata una cosa molto scontata. Non ho mai deciso di fare danza, è una cosa che è venuta così.
A un certo punto, per campare come artista, ho dovuto inventarmi un sacco di lavori. Ho vissuto a Londra, ho vissuto in Olanda. In Olanda avevo fatto un corso di Body Mind Centering, una tecnica molto usata nella danza, simile all’anatomia esperienziale: studi il corpo non con la teoria, ma ascoltandolo. Il tessuto connettivo lo senti se ti muovi in un certo modo.
Avevo fatto questo corso applicato alla voce, che per me è un’altra forma di movimento. Quando tornavo a casa di mia madre dovevo fare degli esercizi di hands-on practice, cioè dei trattamenti alle persone per capire il sistema muscolare, il sistema nervoso. Mia madre pensava che stessi facendo massaggi, in realtà dovevo fare delle tesine.
Una volta un’amica di mia madre aveva un dolore alla spalla, le ho fatto un trattamento e il dolore è passato. Mi ha chiesto di tornare tutte le settimane. Io dicevo: sì, ma devi pagarmi, perché non è il mio lavoro. Poi ho iniziato ad andare in giro a fare massaggi.
Quello che facevo era semplicemente quello che facevo su di me quando avevo bisogno di rimettermi a posto. Non era nessun miracolo. È come nella danza: quando sei molto dentro il tuo corpo, sai come aggiustarti perché le cose passino. È una forma di autocura. Facevo alle persone quello che avevo sperimentato nel mio corpo.
Attraverso il corpo passano delle conoscenze. È una forma di conoscenza che storicamente è stata invisibilizzata. A volte non abbiamo nemmeno le parole per dirla. Ma io questa cosa continuo a trovarla incredibile.
E poi c’è stata un’audizione. Io non ho mai fatto audizioni. Era un’audizione per corpi non convenzionali. Mi hanno chiamata, mi sono offesa, ho detto: ma cosa vuoi? Il giorno dell’audizione sono arrivata in ritardo, con i pantaloncini da calciatore. Ho ballato senza fregarmene niente. Così com’ero. Mi hanno presa. Era per uno spot di Victoria Beckham.
Lì ho capito quanto sei più potente quando sei così. Quando non devi essere qualcos’altro.
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