Tè aromatico e cioccolato fondente
“Queste due ciotole contengono tè aromatico e due quadrati di cioccolato fondente. Io scrivo sempre di pomeriggio e di sera. Di pomeriggio è tè, di notte è cioccolato. Scrivo lentamente, rileggo tanto, mi faccio un sacco di domande, cerco le fonti e le elenco, sempre.
Scrivere è come cucinare i carciofi: prima devi tagliare le spine. Poi devi togliere le foglie grosse e poi quelle piccoline. Devi arrivare al cuore, e poi farlo a pezzi, e devi sbucciare il gambo, che è buonissimo ma se non lo sbucci è duro e immangiabile e spinoso.
Insomma, ci vuole un sacco di tempo. Ai miei assistenti ho sempre chiesto se avessero riletto i testi che mi portavano. E la risposta spesso era “beh, sì, l’ho riletto” Già, ma quante volte hai riletto? «Una… ».
Ma come, una rilettura sola? Se rileggi sul serio, cambi, aggiusti, migliori, semplifichi dieci, venti volte. E la cosa magnifica è che alla fine il testo è ripulito da ogni traccia di fatica.
Lavorare al computer permette di cambiare idea, di cancellare, di rifare, di aggiungere, di togliere, di cambiare i termini e di levigare una frase fin quando non ha un buon ritmo. Cioè fino a quando la voce interiore, che legge le parole mentre gli occhi stanno scorrendo le righe, ha un buon andamento: le frasi si chiudono giuste. Non ci sono cacofonie. Non ci sono ripetizioni. Le lunghezze sono bilanciate e l’intero testo è piacevole, perfino se parla di cose sgradevoli, o complicate.
Chi mi legge ogni settimana su Internazionale, sappia che l’articolo che sta leggendo di lunedì è stato di norma spedito la domenica notte intorno all’1.30. E di notte, appunto, siamo sul cioccolato fondente. Che è anche un modo per coccolarsi perché uno, mentre scrive la domenica notte, finisce sempre per chiedersi « che diavolo sto facendo a quest’ora? » L’altra domanda notturna è: « Avrò scritto una stupidata, o sarà interessante? ».
Sono quarant’anni che scrivo ma, tutte le volte che invio un pezzo, mi domando se per caso ho scritto una cavolata. Forse è proprio questo che mi aiuta a non scriverne troppe, di cavolate.
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