Un legno da balene, la reticenza
Ho passato intere estati costretto a stare al mare con signore che si abbronzavano 8 ore al giorno. Nella noia, dovevo industriarmi.
Allora camminavo lungo la spiaggia e cercavo questi affari qui: legni trascinati dalle onde e riportati a riva chissà da dove. Immaginavo storie pazzesche e intagliavo capodogli in onore di Moby Dick. Bastava una linea, pochissimi gesti, per svelare la balena. Ultimamente li porto a casa così: non finiti, staminali. Anche questo è un elemento della poetica che cerco di seguire: lasciare delle strade aperte.
L’indeterminatezza per me non è una cosa negativa. Ẻ importante che i disegni siano aperti allo sguardo di tutti, e che tutti possano trovarci qualcosa dentro, anche se non hanno letto Proust o Kafka – meglio Kafka, comunque. Bisogna imparare a lavorare con il banale perché è una chiave di accesso. Insomma, i disegni sono per me come dei gialli, lascio degli indizi ma non il finale.
Gli altri oggetti di Guido Scarabottolo
