Un sasso a forma di cuore
“Il quarto oggetto viene dalla mia collezione di sassi a forma di cuore.
Tutto comincia tanti anni fa: sono su una spiaggia greca di ciottoli, affascinante e scomoda come sono scomode e affascinanti le spiagge di ciottoli. Cerco di leggere, mi rigiro, mi rialzo tutta piena di bozzi. A un certo punto mi trovo tra le mani un perfetto sasso a forma di cuore: bianco, simmetrico, incantevole. Mi ricordo di aver letto qualche tempo prima un, peraltro modesto, racconto su una tizia che colleziona sassi a forma di cuore. E allora faccio un giro in questa spiaggia (del resto, chi riesce più a sdraiarsi?) e raccolgo altri 2, 3 sassi a forma di cuore.
In altri tempi e su altre spiagge la cosa continua. Del resto, c’è gente che ha un occhio speciale per trovare i quadrifogli. Io vado in una spiaggia o lungo una strada e dico « toh, un sasso a forma di cuore ».
Passano diversi anni. Sono con una carissima amica, Elena, e con mio figlio piccolino, a Santo Domingo. Cerco di schiodare i due – l’amica che vuole leggere e il figlio che vuole giocare – per fare una passeggiata. Mi seguono di malavoglia, e io cerco di motivarli coinvolgendoli nella ricerca di sassi a cuore. Immaginatevi la scena: la spiaggia bianca, il mare azzurro, le palme, uno scenario da cartolina, un bambino infuriato, un’amica che che mi dice «Annamaria, e dai con questi sassi ». E allora rispondo « Elena, la ricerca del sasso a cuore è attività nobile e interessante, senza contare che Cuori di pietra potrebbe essere il titolo di una raccolta di racconti ».
Lei si blocca coi piedi nell’acqua, mi guarda e dice « Facciamola! ».
In sostanza, Cuore di pietra diventa davvero un libro che coinvolge venti autrici, giornaliste e scrittrici italiane e il cui ricavato va ad una onlus che lotta contro l’infibulazione. A quella prima raccolta di racconti ne seguono negli anni altre quattro (L’ultima è uscita pochi mesi fa, si intitola Mariti ed è proprio graziosa). Il ricavato viene sempre devoluto a sostegno di una causa che riguarda le donne. Il ricavato di quest’ultima raccolta va a una piccola associazione che combatte i matrimoni precoci.
Il tema di questa storia è “la casualità”. Se una bambina indiana in un paesino remoto potrà evitare di diventare una sposa bambina, e studierà e avrà una vita migliore, è anche perchè io trent’anni prima, girando per una spiaggia, ho trovato un sasso a cuore che poi è diventato una raccolta di racconti, che poi è diventato un gruppo di amiche, che stanno sostenendo una onlus nella zona di Varanasi dove le bambine imparano a parlare inglese, a cucire, a usare il computer.
L’esortazione è semplice: valorizziamo ciò che succede per caso.
Quando i ragazzi mi chiedono come si costruisce un percorso di carriera, la mia risposta è sempre la stessa: c’è una dose di casualità, e nessun percorso è lineare. Si tendono dei fili, ma il senso della narrazione si capisce dopo. L’invito è questo: accogliere l’imprevisto, tenere gli occhi aperti, essere disponibili, essere curiosi. Essere vivi, insomma, e dire dei sì invece che dei no.
Gli altri oggetti di Annamaria Testa
