Una cosa che si capisce dopo /Una madonnina fosforescente
Questa piccola madonnina fosforescente mi è stata regalata da Madre Carla, la madre superiora della mia scuola elementare. La mia classe quel giorno avrebbe fatto la prima comunione, così fece trovare sul banco di ognuno di noi questa madonnina. Con una raccomandazione, per usare un eufemismo: “dovete promettere di tenerla per tutta la vita, non perdetela mai…”. Non so i miei compagni, ma quella frase mi terrorizzò. Tornato a casa l’ho messa subito in una scatola e nascosta in un posto sicuro. Ogni tanto andavo a vedere che fosse ancora lì. È ancora lì…
Credo che sia l’unica promessa che ho mantenuto nella mia vita. Il perché ancora non mi è chiaro, ma quello che mi è chiaro è che quella statuetta è sempre stata con me, non solo nella scatola, ma anche nella mia testa, nel mio modo di essere. Piano piano mi sono accorto che come quella statuetta, anche la mia mente è fosforescente. Poco tempo fa ho scritto un piccolo saggio chiamato “il pensiero fosforescente”.
Un pensiero che pensa in modo più naturale di quello “incandescente” utilizzato dal marketing, che pretende tutto e subito, con le sue illuminazioni artificiali che abbagliano magari, ma non illuminano niente. La fosforescenza richiede tempo. Prima c’è la fase di assorbimento di immagazzinamento di energia, e solo dopo molto tempo e solo quando arriva il buio fitto e si comincia a disperare di trovare una soluzione, la soluzione si rivela dentro di noi con quella luce tenue e magica.
Nel mio corso di Ingegneria delle Idee che insegno al Politecnico di Torino, faccio fare diversi esercizi di “pensiero fosforescente” ai miei studenti. Uno di questi è scrivere un “Curriculum Futurae Vitae”. Un curriculum che va nella direzione opposta da quello tradizionale. E cioè invece di partire dal presente e raccontare quello che si è fatto nel passato, parte anch’esso dal presente, ma poi va verso il futuro raccontando quello che si vorrebbe fare. È un modo di immaginarsi un possibile se stesso. I risultati e le reazioni degli studenti a questo esercizio sono meravigliose. C’è chi ha pianto dall’emozione o per la paura di scoprire di volere essere qualcun altro da chi aveva sempre pensato di essere; chi si è esaltato per la felicità di aver scoperto finalmente cosa voleva fare nella vita, chi si è inventato una vita che non avrebbe mai sperato di vivere.
Quando nasciamo sappiamo già chi siamo. Ma a volte non abbiamo la pazienza di aspettare che chi siamo realmente si riveli dentro di noi.Purtroppo non tutti hanno una madre superiore come Madre Carla e non hanno mai ricevuto in regalo la fosforescenza.
Gli altri oggetti di Lorenzo de Rita
